(22 ottobre 2026) E tu che Humanopotere hai grazie al rugby? “Il corpo impara sul campo, la mente traduce nella vita quotidiana”.
E’ questo il principio fondante del progetto ‘gli Humanopoteri del rugby” ovvero le competenze che ci restano addosso… quando ci togliamo la maglia da gioco.
Lo raccontiamo perché c’è un pezzo di Due Torri in questa visione del rugby, ideata da Erika Morri, ex atleta della Nazionale italiana di rugby, formatrice aziendale, founder di Women’s sport land of freedom e… “una di noi”, del Bologna Rugby Club.
Oltre ad aver indossato la maglia da rugby per oltre venti anni, lavora per raccontare quanto il rugby contribuisca a migliorare la nostra vita fuori campo, e per questo ci fa piacere condividere con i nostri genitori che magari – per ora non hanno messo le scarpe con i tacchetti – cosa stiano dando ai propri figli e figlie.
Il progetto “gli Humanopoteri del rugby” – promosso in occasione delle gare della Women’s XV (incontri internazionali di rugby a 15 femminile organizzata da World Rugby) – affonda le proprie radici nella ricerca scientifica e nel volume ‘Empowerment per la vita, la meta del rugby femminile‘, curato dalla stessa Morri per il dipartimento di Scienze dell’educazione dell’Università di Bologna sulla base delle testimonianze di 135 rugbiste da 60 Paesi.
“Il rugby allena le persone a riconoscere i propri punti forti, ma soprattutto a distinguere le proprie aree di miglioramento dai propri limiti emotivi”, afferma la Morri. Ognuna delle 18 nazioni in gara al Women’s XV è testimonial di uno specifico ‘Humanopotere’ o competenza – nato dall’incrocio tra la storia sociale del Paese e il suo stile di gioco – che prendendo spunto da questo “incrocio da campo”, viene poi declinato in tre azioni concrete utili per il lavoro, lo studio e le relazioni.
Tre i percorsi narrativi che le 18 Nazioni interpretano in questa serie: sport e consapevolezza, formazione e cultura e valori, ovvero come reagisci quando le cose vanno storte, come raggiungi i tuoi obiettivi e infine come “occupi lo spazio affermandoti”.
Nel match tra Italia e Stati Uniti, in programma sabato 24 ottobre a Mansfield, in Texas, vanno ad affrontarsi – o meglio ad integrarsi – due diversi percorsi.
L’Italia, è la testimonial dell’Humanopotere del “saper comprendere i propri limiti per valorizzare i propri punti di forza” parte del percorso ”sport e consapevolezza”, affronta la relazione tra “corpo mostrato” e il “corpo vissuto”. Un cambio di prospettiva sul benessere psicofisico e sulla consapevolezza di sé. Il corpo nello sport di contatto smette di essere uno stereotipo estetico e diventa strumento d’azione e di autodeterminazione. L’Italia porta in campo la consapevolezza dei propri limiti di “peso specifico” (le nostre Azzurre fisicamente sono spesso più leggere delle avversarie) spingendo sulla velocità e capacità di trasformazione del gioco usando la cavalleria leggera come vantaggio. Le Azzurre insegnano a non mettere il focus su ciò che manca, ma sul valorizzare i propri punti forti.
La squadra degli Stati Uniti invece, è la testimonial dell’Humanopotere o competenza della “responsabilità lungimirante”. Nel percorso “cultura e valori”, è il prototipo della “Democrazia da fango” e del riscatto sociale: il rugby femminile come strumento geopolitico di emancipazione, in grado di abbattere gli stereotipi di genere e educare alle pari opportunità. La nazionale femminile di rugby nacque infatti dopo la pubblicazione del Title IX del 1972, legge federale che vieta ogni forma di discriminazione basata sul sesso in qualsiasi programma o attività educativa che riceva finanziamenti federali, garantendo pari opportunità nello studio, nello sport e contro le molestie. Le Eagles, hanno scritto nella pietra il motto “lascia la maglia in condizioni migliori di come l’hai ricevuta”, cioè lavora per far nascere la consapevolezza dell’importanza di lasciare un’eredità migliore concreta alle generazioni future. E il grande impegno messo nell’aumentare i numeri per migliorare la qualità del gioco che sfocerà nell’ospitare i mondiali femminili nel 2031, lo dimostra.
Il Bologna Rugby Club e la Reno Rugby credono da decenni nella forza del nostro sport come valore educativo lavorando alacremente per tenere unite “con un passaggio” le storie degli old che vedete spesso alle partite o il lunedì sera in campo, con le nuove energie del
mini rugby, delle giovanili e della serie A… e da quest’anno farà un ulteriore passo per ricostruire le squadre femminili.
Noi crediamo nell’Humanopotere della comunità del rugby condividendo esempi di strumenti pratici in campo, per vincere le proprie sfide quotidiane.
