(Sabato 9 maggio 2026) Chissà se l’idea di salire fino alla Santuario della Madonna di San Luca l’ebbero già nel marzo del 2010. Se mai tornassimo in serie A…
L’idea di far rinascere il Bologna Rugby l’ebbero 15 amici e compagni di squadra in quell’anno. Il Club, che tra il 2000 e il 2006 era stato ai vertici del panorama nazionale, disputando anche la Challenge Cup europea, era precipitato in un abisso. Retrocesso in C non si iscrisse. Sopravvisse solo grazie a un’Under 16 e l’aiuto del Cus.

Dopo sei mesi di discussioni quasi carbonare, i 15, ai quali si aggiunsero presto altri amici, decisero di ripartire dal fondo, la C2. Tanto entusiasmo ma poche risorse: una ventina di giocatori in tutto, una sede e un campo da gioco ancora da trovare e un settore giovanile totalmente da ricostruire.
Un percorso lungo 16 anni. Un passo alla volta, e ad ogni salto di categoria aumentavano i tesserati, le squadre e le categorie crescevano di numero, tra minirugby, giovanili e seniores. Raggiunta la serie B però, qualche annata di stallo. La svolta arriva nel 2021, con la fusione del Rugby Bologna 1928 e la Reno Rugby Bologna, società che fino al giorno prima si erano affrontate in accesissimi derby. Un accordo siglato con lungimiranza dai due presidenti: Francesco Paolini (Bologna 1928) e Raffaele Capone (Reno Bologna).
Dal 2022 il nuovo Bologna si classifica sempre tra le prime del proprio girone di serie B, senza però riuscire nell’impresa.
Serve qualcosa di speciale: due nuovi allenatori esordienti ma convintissimi delle capacità degli atleti a disposizione e della loro determinazione (Balsemin e Taddia), e… un voto, un fioretto laico. Una promessa quasi sussurrata. Se quest’anno saliamo in serie A andiamo tutti a San Luca a piedi.
Prima dell’ultima di campionato con il Colorno arriva il consulto. Il presidente Paolini propone di andare prima della partita decisiva, ma la bocciatura è immediata: che ne sa un calabrese trapiantato a Bologna che a San Luca ci si va dopo. A grazia ricevuta. Farlo prima porta male.

E così, sabato mattina, poche ore prima che la Madonna scendesse in processione fino alla Cattedrale di San Pietro, un nutrito gruppo di amici, rigorosamente in “Rosso bolognese”, sono partiti da Porta Saragozza. Sì, dall’inizio del portico. Non dal Meloncello: impresa grande, percorso lungo.
Qualcuno, con la scusa di dover portar su il necessario per festeggiare all’arrivo, sale in moto: “magari vi vengo incontro”. Altri percorrono solo il tratto in pianura e altri ancora, per improbabili impegni, ne fanno solo un pezzetto, giusto per fare la foto. Gli unici instancabili sono “Tom” Massimo Tomasetti e Carla. Il primo a tirare il gruppo e la seconda a far da spola lungo i portici per riprendere l’impresa da tutte le angolazioni.

Dopo un’ora molto abbondante, finalmente, si arriva al Santuario della Beata Vergine di San Luca. Quelli con fiato ancora da spendere entrano in chiesa per una preghiera, altri invece iniziano ad apparecchiare l’area “Sport e Relax” con una quantità di cibo da sfamare tutti i fedeli della processione del pomeriggio: sì, serviva la moto per portare su tutto.

Comunque, più relax che sport, per quello avevano tutti già dato.
Un po’ appesantiti, dopo un’oretta, i reduci iniziano la discesa. Le ginocchia scricchiolano ma inaspettatamente reggono.
La promessa è mantenuta, il Bologna Rugby è tornato in serie A dopo 20 anni, a 16 dalla rifondazione.

I compagni di rugby e amici da una vita che sono più o meno saliti al Santuario sono: Marco Bernabò, Lucio Bini, Giuseppe Casadei, Carlo Castagnola, Francesco Dell’Aera, Diego Forti, Andrea Malossini, Luciano Mela, Francesco Paolini, Nevio Pinardi, Luciano Rossi, Roberto Sgarzi, Claudio Soavi, Massimo Tomasetti, Marco Ventura, Marcello Zanetti, Marco Zanini.
Staffette accompagnatrici-fotografe-motivatrici: Carla e Caterina.
